Teatro Biondo

Il Biondo rappresenta l’ultima espressione architettonica del teatro ottocentesco a Palermo, concludendo una formidabile espansione urbana che aveva avuto le sue tappe più significative nella realizzazione del Teatro Politeama e del Teatro Massimo.
Tra fine ’800 e primi ’900, infatti, la città viveva un momento di particolare splendore grazie ad una borghesia imprenditoriale illuminata, capeggiata dalla famiglia Florio, e da una classe di intellettuali di prim’ordine, dove spiccava l’architetto Ernesto Basile, fra i principali esponenti del movimento liberty in Europa.
Ma accanto ai nomi di maggiore rilievo cresceva una fiorente scuola di artisti, architetti, pittori, scultori, decoratori e artigiani (del vetro, del ferro, del legno), di grande gusto e professionalità, che contribuì in maniera determinante a trasformare il volto di Palermo, in quell’epoca meta privilegiata di principi e regnanti.
In questo contesto è da porre la costruzione del Biondo. In una città da sempre generosa di teatri, il Politeama nasceva come spazio polivalente per spettacoli vari (dal circo alla lirica), di carattere festosamente popolare; il Massimo – in asse viaria col Politeama – sorgeva per volontà dell’aristocrazia, che, a costo di demolire un’area con chiese e conventi, richiedeva un tempio esclusivo per l’opera lirica, segno di monumentale magnificenza sulla scia di quanto accadeva nelle grandi capitali europee.
Ed è a questo punto che, all’esigenza di un teatro né popolare, né fastoso, ma più moderna sede di una ricca media borghesia, risposero i fratelli Biondo.
Il progetto del teatro venne affidato all’ingegnere Nicolò Mineo, raffinato progettista, vicino, come cultura, alla scuola di Damiani Almeyda (autore del Teatro Politeama), col quale collaborò Antonino Lo Bianco, giovane allievo di Ernesto Basile.
Mineo perseguì uno stile tradizionalista, non esente dall’accettare le ultime tendenze del Liberty.
Forse, la scelta da parte dei fratelli Biondo di rivolgersi alla sua professionalità, per la progettazione e realizzazione dell’opera, si deve proprio alla specifica volontà di dare massimo decoro all’edificio teatrale, nell’ambito, tuttavia, di una cultura tradizionale facilmente comprensibile nella scelta degli elementi formali.
La costruzione ebbe inizio nel giugno 1902 e si concluse nell’ottobre 1903, in soli sedici mesi.
L’impresa che lo realizzò fu quella del costruttore Ferdinando Caronia, antenato del futuro architetto Caronia Roberti. Nonostante la ristrettezza dello spazio, definito dall’isolato in cui venne costruito il teatro, Mineo riuscì a comporre un edificio di notevole capacità d’uso.
La principale scelta operata fu quella di non sacrificare gli spazi della sala e della scena, puntando invece, per l’ingresso su via Roma, a spazi più piccoli, ma armoniosamente curati, secondo raccordi e decori di chiara ispirazione neoclassica.
Inoltre, la scelta, abbastanza innovativa, di affidare gli sforzi strutturali per la costruzione dei palchi a colonne in ghisa, di poco ingombro, e di attribuire alla sala lo spazio sottostante, consentì di aumentare la superficie della sala.
Un ulteriore avanzamento del corpo di fabbrica, ordito su tre aperture, occupa il rettangolo della facciata, il cui coronamento è a forma di timpano, secondo lo stile tradizionalista neoclassico.
I richiami alla funzione teatrale sono evidenti nei complementi di decoro, come i grandi mascheroni che richiamano la tradizione del teatro greco, collocati ai vertici del timpano centrale e dei sopraccigli laterali, e gli eleganti vani per i tabelloni dei programmi di spettacolo.
Complessivamente, l’edificio, pur se in uno stile con forti richiami alla tradizione neoclassica e, per alcuni aspetti, anche ad influenze del Barocchetto romano, appartiene pienamente all’epoca in cui fu costruito e costituisce un documento importante di una Palermo attenta al decoro e alla qualità della città.
Il 15 ottobre 1903, tra gioielli scintillanti ed eleganti abiti da sera, il Teatro Biondo apre per la prima volta le porte al pubblico palermitano. In un teatro sfarzoso, che suscita stupore ed entusiasmo per lo stile, le decorazioni, i marmi, per tutta quanta la «grandiosa scenografia», debutta Ermete Novelli.
Nel numero unico pubblicato dal Biondo il giorno dell’inaugurazione, un articolo di Raffaele Scala-Enrico descrive con entusiasmo l’interno del teatro, che ha mantenuto in gran parte la sua leggibilità.
Il cronista si sofferma sullo scalone d’onore (dove si fermavano le carrozze, oggi raggiungibile dall’ingresso laterale del teatro) che immette nel foyer dei palchi: splendidi marmi siciliani – “giallo” di Segesta e “rosso” di Castellammare – dai toni brillanti, coronati da un bianco marmo di Carrara, allestivano un ingresso fastoso, arricchito da colonne binate di marmo rosso, definite da una bianca balaustra con colonnine; sulla volta, ricca di stucchi, un affresco di Francesco Padovano, raffigurante una teoria di angeli danzanti. Nell’ampio foyer centrale della seconda fila di palchi, due allegorie della Commedia e della Tragedia, opera di Carmelo Giarrizzo su disegno di Gregorietti.
Al piano terra si trovano l’elegante bar e il rettangolare foyer con due colonne di marmo rosse che introduce alla sala del teatro, impreziosita da decori floreali art nouveau, nei fascioni dei palchi e nell’arco di proscenio, opera di Salvatore Gregorietti, riportati alla luce nel 1996 dalla pittura giallina che li aveva occultati per decenni.
Così li descrive Scala-Enrico: «Tali decorazioni hanno una ricchezza di fantasie orientali su sfondi chiari, tutte a intrecci deliziosi, fatti di foglie e di frutti, a toni squisiti, i quali si svolgono in ornati graziosi, di una tale semplicità e di una tale eleganza da rimanere, dinanzi ad essi, immersi in un’ammirazione che finisce col turbare».
Definitivamente perduto, invece, il grande “cielo” della sala, anch’esso di Gregorietti. Ma il clima art nouveau è visibile anche nel disegno degli apparecchi illuminanti e nella struttura in ferro dei palchi, denunciata dalla sequenza di modellate colonnine in ghisa che alleggeriscono lo spazio fasciante la platea e che vengono riproposte con lo stesso effetto nelle gallerie sovrastanti.

- StaffTeatrailer