Democrazia

di Andrea Balzola

con Emanuela Villagrossi

regia Maria Arena
musiche Stefano Ghittoni
assistente alla regia Alexandra Pirajno
video Maria Arena
registrazioni audio Marco Olivi - Blue Spirit Studio

Produzione Teatro Officina

La vicenda al centro di Democrazia si svolge sotto il segno della dualità.
Protagoniste sono due sorelle: Lia e Rachele. Due potenti figure femminili che incontriamo nella Bibbia (entrambe figlie di Labano, Rachele è la bellissima ma sterile sposa promessa di Giacobbe, il quale si coniugherà invece con la meno bella ma feconda Lia) e poi nella reinterpretazione dantesca: Lia simbolo della vita attiva, Rachele di quella contemplativa (“Ma mia suora Rachel mai non si smaga/ dal suo miraglio, e siede tutto il giorno./ Ell’è d’i suoi begli occhi veder vaga/ com’io de l’addornarmi con le mani;/ lei lo vedere, e me l’ovrare appaga”. Purg., XXVII).
Andrea Balzola (che ha scritto il testo dedicandolo a Marisa Fabbri, prima interprete nel 1999 per il Teatro di Roma) le ha scelte per farne i due volti, antitetici ma inestricabilmente legati, della Democrazia. Due donne divise dal presente (affermata e indaffarata imprenditrice l’una; nostalgica e inquieta moglie e madre l’altra) e dal passato (cresciute sotto il fascismo, durante la seconda Guerra Mondiale si sono schierate su fronti opposti).
Figlie di contadini e nate povere, le lega l'eredità della terra paterna. Ma dopo lunghi anni di silenzio e percorsi di vita così divergenti non sono ancora pronte per ricordare né dimenticare, non sono disponibili ad una sincera conciliazione.
Due anime opposte e in simmetrico conflitto tra loro: memoria contro oblio, conservazione delle radici contro globalizzazione transnazionale, nostalgia per un inesistente passato paradisiaco contro cinica accettazione del crudo presente.
Sono, in fondo, le polarità entro le quali si dibatte la nostra travagliata democrazia, che questa potente metafora incarna in Lia e Rachele, proiettandone le tensioni in una dimensione storica.
Una dualità che la messa in scena – curata da Maria Arena, autrice anche dei video - arricchisce con la contaminazione tra linguaggio teatrale e linguaggio audiovisivo, sviluppando le indicazioni tecniche già presenti nel testo.
Emanuela Villagrossi – pluriennale la sua militanza con i Motus e nel teatro di sperimentazione - interpreta entrambi i personaggi, dialogando con se stessa grazie alla duplicazione permessa dal video. E nello specchio del video l’intera azione scenica diviene interrogazione sul doppio e sulla scissione dell’io. Come ormai accade nella vita di ognuno di noi, ogni evento prodotto sulla scena può essere citato, doppiato, copiato, riprodotto e riflesso in modalità variabili, all'infinito. Lia e Rachele sono due volti possibili di una stessa entità, la democrazia, appunto. Ma le fratture non stanno solo tra l’una e l’altra: ciascuna delle due è a sua volta scissa, contraddittoria e ambivalente. E qui, nelle dinamiche conflittuali tra due sorelle e due psicologie, esplode la tensione essenziale della democrazia: prendere decisioni in modo collettivo per il bene comune, dare unità a ciò che è diviso, è sempre un compito e un obiettivo drammaticamente difficile perché impone il superamento delle proprie singole identità.