Giulio Cesare
di William Shakespeare
con Giorgio Albertazzi
Regia Daniele Salvo
Traduzione di Masolino d'Amico
Interpreti (in ordine alfabetico)
Giorgio Albertazzi Giulio Cesare - Spettro di Cesare
Andreapietro Anselmi Trebonio, Lucilio
Antonio Bertusi Metello Cimbro, soldato
Marco Bonadei Cicerone,Ottaviano
Simone Ciampi Artemidoro, Pindaro
Elio D'Alessandro Indovino, Cinna poeta
Gianluigi Fogacci Bruto
Melania Giglio Portia – Il Destino
Marco Imparato Decio Bruto,Lepido,Messala
Giacinto Palmarini Cassio
Graziano Piazza Marc’Antonio
Loredana Piedimonte Calpurnia
Andrea Romero Cinna, Titinio, soldato
Giuliano Scarpinato Lucio, Stratone, plebeo,soldato
Virgilio Zernitz Casca
Scene Alessandro Chiti
Costumi Gianluca Sbicca
Musiche Marco Podda
Luci Umile Vainieri
Sound designer Franco Patimo
Maschere Michele Guaschino
Coordinamento movimenti Roberto Colombo
Maestro d’armi Antonio Bertusi
Assistenti alla regia Elio D'Alessandro, Francesca Cioci
Canti dal vivo eseguiti da Melania Giglio
Produzione Politeama Srl
In un buio assoluto, nelle strade di una Roma rischiarata solo da fiaccole e bracieri, appaiono i personaggi del Giulio Cesare, figli della Storia e del loro inevitabile destino, creature del passato, ossessioni che visitano brevemente il nostro tempo. Gli attori interpretano le loro parti identificandosi in prima persona con i personaggi, confrontandosi con loro in modo ravvicinato, intimo, come fossero persone reali, senza “stili” o cliché teatrali precostituiti. Così i personaggi prendono vita lentamente dalla memoria del poeta.
Giorgio Albertazzi, attore – simbolo, riveste il ruolo di Giulio Cesare.
Con l’ausilio di 30 maschere di lattice (realizzate dall’artista Michele Guaschino) che riproducono perfettamente le fattezze umane, un gruppo di 16 attori di solida esperienza teatrale e un gruppo di 15 figuranti, rivestono i 45 diversi ruoli del Giulio Cesare, conducendo uno studio approfondito sull’opera shakespeariana ed avendo la possibilità di lavorare su alcuni personaggi, altrimenti difficilmente interpretabili. In questa occasione è stato richiesto un grande sforzo interpretativo: raggiungere il peso scenico, la pregnanza e l’incisività di attori di età più avanzata per dare credibilità a queste figure e rendere al meglio il “plot” della tragedia. I congiurati sono uomini svuotati, indecifrabili, simili a calchi in cera. Il potere ha tolto loro ogni parvenza di umanità, ha cancellato le loro passioni, le loro emozioni. Sono creature fragilissime, preda di paure e terrori notturni, vittime del destino.
I costumi fanno riferimento alla Roma classica, senza “attualizzazioni” o modernizzazioni che comprometterebbero la comprensione del testo e abbasserebbero il livello interpretativo ad una sin troppo facile contemporaneità. Lo spettatore deve avere la libertà di ascoltare il testo di Shakespeare nella sua integrità pensando ai giorni nostri senza che la regia sottolinei troppo questo aspetto. Il disegno luci riproduce una Roma scura e tetra, attraversata da temporali furiosi, lampi di luce improvvisa, deboli fiaccole e bracieri, simbolo del profondo buio interiore in cui sono calati tutti i personaggi del Giulio Cesare.
Si tratta di un “sogno teatrale” fatto di rigore, necessità,serietà e determinazione. L’idea base che sottende a questo lavoro è quella di cercare nuove direzioni di ricerca recitativa, verso un nuovo modo di “fisicizzare” il testo poetico, sganciato dagli stili retorici e obsoleti che troppo spesso vengono insegnati nelle scuole. Si cerca un linguaggio immediato, che indaghi sulle motivazioni profonde di composizione di un verso, di una battuta,si cerca la “verità” degli stati emotivi, il rapporto di necessità fra l’attore e ciò che viene detto. La poesia e il Teatro hanno un linguaggio sintetico e come tale vengono da noi affrontati: non è possibile mentire o “far finta”, applicare formule o stili precostituiti. Analizzando questa grande opera di William Shakespeare e il percorso di questi piccoli uomini dal destino già determinato, ritrovando le tracce delle loro vite reali nelle opere di Plutarco (da cui Shakespeare attinse a piene mani), abbiamo preso coscienza di quanto la Storia si ripeta incessantemente, di quanto la società controlli lo spirito umano, di quanto interferisca pesantemente nei meccanismi creativi ed educativi, di quanto il consenso e il dissenso siano fenomeni pilotati, di quanto la politica entri spesso in conflitto con la nostra vita quotidiana, di quanto la nostra Libertà sia qualcosa di illusorio ed effimero.
Per questo vogliamo parlare con le parole di William Shakespeare grande poeta dallo sguardo rivolto al futuro.
Daniele Salvo



