The Suit
regia di Peter Brook
da Can Themba, Mothobi Mutloatse e Barney Simon
adattamento, messa in scena e in musica Peter Brook, Marie- Hélène Estienne e Franck Krawczyk
luci Philippe Vialatte
costumi Oria Puppo
assistente alla regia Rikki Henry
con Nonhlanhla Kheswa, Jared McNeill, William Nadylam
musicisti Arthur Astier, Raphael Cambouvet, David Dupuis
Produzione C.I.C.T. / Théâtre des Bouffes du Nord (Parigi)
in coproduzione con Fondazione Campania dei Festival - Napoli Teatro Festival Italia, Les Théâtres de la Ville de Luxembourg, Young Vic Theatre (Londra), Théâtre de la Place (Liegi)
The Suit è uno spettacolo musicale con cui il Maestro per eccellenza del teatro contemporaneo Peter Brook rende omaggio alla cultura tradizionale sudafricana. Una dimensione teatrale “intima”, in cui il palco è abitato da pochi attori, la scenografia è ridotta al minimo e gli oggetti sono caricati di una forte valenza simbolica. Questi gli elementi su cui è costruito The Suit, l’ultimo lavoro del maestro inglese che debutterà ad aprile al Théâtre des Bouffes du Nord per poi approdare a Napoli. Tratto dal racconto The Suit (l’abito) dello scrittore sudafricano Can Themba – morto nel 1967 nello Swaziland dell’apartheid – lo spettacolo racconta di un uomo che torna a casa a un orario insolito e trova la moglie a letto con un altro. Inspiegabilmente sceglie di rinchiudersi nell’armadio. Nel frattempo l’amante fugge dalla finestra in mutande, lasciando dietro di sé il suo abito, che si trasforma magicamente in una presenza crudele e angosciante nella vita della protagonista e la condurrà a un tragico destino.
«Cosa ci spinge – si chiede Peter Brook nelle note di regia – a riprendere Le Costume, uno spettacolo in francese che ha girato il mondo intero per diversi anni? La risposta è che niente in teatro è mai definitivo, alcuni soggetti si esauriscono, altri al contrario maturano, cambiano aspetto, sentono il bisogno di tornare. È ciò che è successo con Le Costume. Un giovane uomo torna a casa a un orario insolito e trova la moglie a letto con un altro. Invece di reagire si chiude nell’armadio mentre l’amante fugge dalla finestra in mutande, lasciando dietro di sé il suo abito, punto d’inizio di una strana avventura. All’epoca della prima messinscena avevamo sentito il bisogno d’introdurre della musica nella pièce e abbiamo utilizzato brani registrati. Con grande naturalezza oggi abbiamo voglia di tornare verso questa avventura e di presentarla nella sua lingua originale, l’inglese, con una piccola orchestra sulla scena in una versione tra il parlato e il cantato».



